Le note di “Chiave di Gol” dedicate a Francesco Totti

“Chiave di Gol” è la rubrica settimanale dell’ACF – Arezzo che unisce calcio e musica. Ogni settimana vi parleremo di uno o più brani, legati ad un personaggio o semplicemente ad una storia calcistica, che uniscano questi due mondi. Tutte le canzoni saranno disponibili sulla playlist Spotify curata dall’Associazione di Promozione Sociale “Arezzo Che Spacca”, aggiornata settimanalmente. Questa settimana, l’appuntamento è dedicato al Capitano, Francesco Totti.

“Cose che capitano, Capitano
Capiterebbero anche ad un marziano
Ma questo è il prezzo da pagare
Quando si è puntato in alto e sempre più lontano
Le cose cambiano mio Capitano
Solo che noi ce lo dimentichiamo
Sappiamo fingere di non sentircele
Tutte le bastonate che prendiamo
Vogliamo vincere, voliamo alti
Sentiamo ancora l’ urlo sugli spalti
Ma poi se capita, e spesso capita
Ci ritroviamo appena più pesanti
E invece è proprio dopo la sconfitta
Che è bello avere questa schiena dritta
Guardare in faccia il mondo e anche piangendo
In fondo avere l’ aria di chi poi l’ ha vinta questa vita splendida
A volte rigida
Non proprio scomoda
Ma neanche stupida
E adesso che dovrei
Restituirvela
Venite a prenderla
Cose che capitano, Capitano
Come il bambino che ti dà la mano
E poi dimentica
Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, dieci”.

Sono queste le parole de “La Vita Splendida del Capitano” decima (non a caso) traccia del nono album di Daniele Silvestri, “La Terra Sotto i Piedi”, uscito nel 2019 con Sony Music. “Non è un brano su di lui – dichiarerà il cantautore in un’intervista al sito Spettakolo! – ma su di un evento in particolare della sua avventura sportiva. Quello del suo addio al calcio. Della sua lettera rivolta a tutto lo Stadio Olimpico che lo ascoltava in religioso silenzio. Ecco, mai vista così tanta gente che piangeva come quel giorno: una situazione assurda e surreale! Persone che magari non si sono mai interessate in vita loro alle vicende del pallone e che invece, quel 28 maggio 2017, sono state colpite dal suo gesto, che per me ha un significato universale e, tanto per cambiare, di solidità. A tutti un bel giorno capita di smettere con la solita vita per diventare adulti. Una situazione semplicemente inevitabile e naturale. Totti, con la sua genuinità, ci ha spiegato questo. Ed è stato bravo”.

E a ben pensarci, è proprio vero che quel 28 maggio 2017 ce lo ricordiamo quasi tutti; così come ricordiamo dove e con chi ci trovavamo in quel preciso momento. Io ero nel salotto di casa mia, ad Arezzo, insieme ai miei genitori e a mia sorella. Ricordo addirittura l’esatto posto che ognuno di noi occupava nella stanza: mio padre e mia sorella seduti sul divano, io in bilico sull’ampio bracciolo, mia madre in piedi, a sfaccendare, con lo sguardo rivolto di sbieco al televisore. Ma forse faceva solo finta di sfaccendare, lei, romana e romanista di nascita, che da quando ho memoria si è sempre rivolta a Francesco come suo nipote ideale (“Francè, A Zzia!” [Cit.]), lei che ha la Capitale nel sangue, negli occhi e nel naso, lei che quando torna in città, mi dice sempre, per prima cosa, inconfondibilmente, ne riconosce l’odore (ovviamente estraneo ed impercettibile alle narici della restante parte della famiglia, di pura origine toscana). Forse neanche lei se la sentiva di assistere a quell’“addio alle armi”, portatore di un significato ben più profondo di quello meramente apparente di un semplice calciatore al suo ritiro. Ma, chi più chi meno, quel giorno ci siamo commossi tutti; persino mio padre, che a Totti non ha mai risparmiato le proprie, personali critiche (quante cene a base di variopinti dibattiti in dialetto senese da un lato, romanesco stretto dall’altro…), quel giorno l’ha vissuto un po’ come un Maldini – bis, sarà per quell’aria bambinesca che è valsa al Capitano l’etichetta un po’ buffonesca di “Pupone”, sarà per quell’inevitabilmente apprezzabile, salda fede giallorossa, che in 28 anni di onorato servizio alla Roma l’ha reso una delle più solide e fiere bandiere del calcio italiano.

Il “maggico” sodalizio inizia nel 1989, quando Francesco (a seguito di un’ampia contesa con gli acerrimi rivali della Lazio) passa dalla Lodigiani alla Primavera della Roma (dove vince la Coppa Italia). Da qui approda poi, nel 1993, alla Prima Squadra, allora guidata da Vujadin Boškov, in seguito sostituito da Carlo Mazzone, il primo vero Virgilio per Totti, che lo accoglie sin da subito sotto la sua ala protettrice. Dopo una non serenissima convivenza con Carlos Bianchi, l’avvento di Zdeněk Zeman (di cui vi abbiamo già parlato) porta Totti alla maturazione fisica e mentale; un grande contributo alla sua consacrazione sportiva lo dà anche Aldair, quando, l’anno successivo, gli cede la fascia da capitano. Ma è il nuovo millennio a baciare la Roma: nel 2001, grazie al carisma di Fabio Capello e all’epopea del “Trio delle Meraviglie” Totti – Montella – Batistuta, i giallorossi conquistano lo Scudetto e la Supercoppa Italiana. Un salto di qualche anno, e arriviamo al 2005: Luciano Spalletti, futura croce e delizia del Capitano, siede in panchina, la Roma arriva seconda in Campionato e quasi vince la Coppa Italia, arrendendosi solo in finale all’Inter. E proprio durante quel Campionato, Totti è costretto ad affrontare una delle sue sfide più importanti, la rottura del perone sinistro, che mette a rischio la sua presenza al Mondiale: non uno qualsiasi, come tutti sappiamo, ma proprio quello del 2006. Una sfida che Francesco vince magistralmente, grazie alla Società ma soprattutto alla personale crociata di Marcello Lippi, che lo vuole a tutti i costi con sé in Germania. Totti gioca tutte le partite, regalando quattro assist e un gol, e porta, insieme agli altri, l’Italia sul tetto del mondo (oltre che “Seven Nation Army” degli White Stripes in cima a tutte le principali classifiche discografiche). Si succedono poi svariati premi e innumerevoli record personali infranti, nonostante alcune stagioni in calo per il giallorossi. Nell’annata 2015 – 2016, malgrado gli attriti con Spalletti e i pochi minuti di gioco riservatigli, Totti ha il suo “canto del cigno”: segna la sua 300° rete contro il Sassuolo, realizza un’eroica rimonta grazie a una doppietta contro il Torino e contribuisce a quella successiva contro il Genoa, tocca infine la 600° presenza nella partita vinta contro il Chievo. Questa, in estrema sintesi, la carriera di Francesco Totti, un’epica che pagine e pagine servirebbero a raccontare in modo esauriente (tentativo pienamente riuscito a Paolo Condò, con il libro “Un Capitano”, edito nel 2018 da Rizzoli; ma anche nel grande e piccolo schermo, rispettivamente con “Mi Chiamo Francesco Totti” di Alex Infascelli (2020) e la serie “Speravo De Morì Prima” di Luca Ribuoli (2021)). Menzione speciale la meritano anche i brani “Come Totti” di Fabri Fibra, contenuto nell’EP “Casus Belli” del 2012, inserito nell’edizione deluxe del successivo album “Guerra e Pace” (2013 – Universal): nell’ossimorico pezzo, Fibra accosta la sconfinata fede giallorossa del Capitano (massimamente espressa nel “Gran Rifiuto” al Real Madrid del 2002) al mammismo dei giovani italiani, poco disposti a staccarsi dal seno italico per cercare fortuna in terra straniera (“Come Totti via dall’Italia mai | Come Totti resto qui, come tutti resto qui | Come a Roma Totti o in Italia tutti”); e la canzone “Number 10” dei Giuda, band glam rock romana originaria di Santa Lucia, opening track e singolo del disco d’ esordio “Racey Roller” (2010 – Fungo / Damage Goods / TKO), che canta “Score a goal, Captain | Let’s do it, come on let’s do it” con una ritmica e un fraseggio da vero coro da stadio (tra i fan più celebri del gruppo, figura addirittura James Pallotta).

Per Totti si è scomodata persino la Treccani, che ha inserito tra i propri neologismi la “Tottilatria”, alias il culto tottiano. Con quei “Sei Unica”, “Mò Je Faccio Er Cucchiaio” e “Speravo de Morì Prima”, nonché grazie al distintivo gesto del pollice, il Capitano è effettivamente entrato a gamba tesa nell’iconografia e nel parlato comune del nostro Paese; con la sua purezza autentica e la sua commovente idolatria per la Lupa, ha altresì dettato una filosofia calcistica che chi ama non solo la Roma, ma questo sport in sé, non può che ammirare e celebrare.

Scritto da Gemma Bui
Edito da ACF – Arezzo Calcio Femminile
Playlist a cura di Arezzo Che Spacca APS