“Chiave di Gol” racconta la leva calcistica della classe ’68 di De Gregori

“Chiave di Gol” è la rubrica settimanale dell’ACF – Arezzo che unisce calcio e musica. Ogni settimana vi parleremo di uno o più brani, legati ad un personaggio o semplicemente ad una storia calcistica, che uniscano questi due mondi. Tutte le canzoni saranno disponibili sulla playlist Spotify curata dall’Associazione di Promozione Sociale “Arezzo Che Spacca”, aggiornata settimanalmente. Questa settimana, l’appuntamento è dedicato al brano “La leva calcistica della classe ’68”.

1980, un ignoto paese italiano, battuto dal sole e dal vento. Il dodicenne Nino, le sue scarpette di gomma, un pallone. Un provino di calcio, con tutta l’ansia che esso comporta.
Come molti avranno dedotto, stiamo parlando de “La leva calcistica della classe ’68”, Traccia 3 – Lato A di “Titanic”, l’ottavo disco di Francesco De Gregori, uscito nel 1982 con RCA. Un concept album incentrato sul tema dell’apocalisse, fin dal titolo, in riferimento al più noto naufragio di tutti i tempi, che qui incarna una società profondamente classista, sul punto di colare a picco. In questo contesto, “La Leva Calcistica” altro non è se non la voce della generazione del Sessantotto, il noto movimento – politico sociale italiano sorto in antagonismo alle dominanti ideologie di potere, una tra le ultime grandi rivoluzioni avvenute nel nostro Paese in epoca contemporanea. Ma la canzone prende anche ad esempio il calcio come allegoria dell’esistenza, a più ampio raggio. Chi altro è Nino, se non un uomo che davanti alle difficoltà della vita si ritrova bambino? Cos’è un calcio di rigore, se non il destino capace di sovvertire ogni cosa nel giro di pochi secondi? Cos’è il coraggio, se non la consapevolezza e l’accettazione della paura, piuttosto che la vera e propria assenza della paura stessa? “Il Principe”, come esempio del proprio messaggio, porta tutti quegli uomini che, per timore, per prudenza, o più semplicemente per sfortuna, non hanno saputo leggere o cogliere il “loro” momento decisivo, e ora si ritrovano ad avere in mano una vita, sotto ogni aspetto, insoddisfacente e insoddisfatta. Anche se la loro disillusione, tema caro a De Gregori, è incolpevole, a tratti quasi dolce. Nino sembra recepire le parole del cantautore, in un dialogo immaginario aldilà del tempo e dello spazio, e trova in esse tutta la motivazione e la forza necessarie per sfuggire a quel futuro triste, condannato a esistere solamente tramite nostalgiche ipotesi: allora corre, corre, corre, prende palla e segna. E in quel momento, anche se ha solo pochi anni, e tanta paura, si rende conto di aver appena scritto l’ inizio della propria storia.

“Sole sul tetto dei palazzi in costruzione Sole che batte sul campo di pallone
E terra e polvere che tira vento
E poi magari piove.
Nino cammina che sembra un uomo
Con le scarpette di gomma dura
Dodici anni e il cuore pieno di paura.
Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore Non è mica da questi particolari
Che si giudica un giocatore
Un giocatore lo vedi dal coraggio
Dall’ altruismo e dalla fantasia.
E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai
Di giocatori tristi che non hanno vinto mai
Ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro E adesso ridono dentro al bar
E sono innamorati da dieci anni
Con una donna che non hanno amato mai
Chissà quanti ne hai veduti
Chissà quanti ne vedrai.
Nino capì fin dal primo momento
L’allenatore sembrava contento
E allora mise il cuore dentro alle scarpe
E corse più veloce del vento
Prese un pallone che sembrava stregato
Accanto al piede rimaneva incollato
Entrò nell’ area, tirò senza guardare
Ed il portiere lo fece passare.
Ma Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore Non è mica da questi particolari
Che si giudica un giocatore
Un giocatore lo vedi dal coraggio
Dall’altruismo e dalla fantasia.
Il ragazzo si farà
Anche se ha le spalle strette
*Quest’altr’anno giocherà
Con la maglia numero 7″.

Scritto da Gemma Bui
Edito da ACF – Arezzo Calcio Femminile
Playlist a cura di Arezzo Che Spacca APS