“Chiave di Gol”: appuntamento con Giorgio Chinaglia

“Chiave di Gol” è la rubrica settimanale dell’ACF – Arezzo che unisce calcio e musica. Ogni settimana vi parleremo di uno o più brani, legati ad un personaggio o semplicemente ad una storia calcistica, che uniscano questi due mondi. Tutte le canzoni saranno disponibili sulla playlist Spotify curata dall’Associazione di Promozione Sociale “Arezzo Che Spacca”, aggiornata settimanalmente. Questa settimana, l’appuntamento è dedicato a Giorgio Chinaglia.

“Mio fratello è figlio unico
Perché è convinto che Chinaglia
Non può passare al Frosinone”.

A tutti noi sarà capitato almeno una volta di ascoltare e canticchiare questi versi, tratti da “Mio Fratello E’ Figlio Unico” di Rino Gaetano, brano di apertura dell’omonimo album, uscito nel 1976 con l’etichetta It. Il pezzo, paradossale ed ossimorico per natura e per volontà, è dedicato all’immaginario, ipotetico fratello del cantante, Mario, alias il contraltare dell’italiano medio: un intellettuale, un outsider consapevole, che proprio in virtù di questo Rino ama. Nel brano, il cantautore crotonese elenca tutta una serie di abitudini tipiche dell’uomo medio del suo tempo: chi “paga per fare l’amore”, chi “vince un premio aziendale”, chi infine “viaggia in seconda classe sul rapido Taranto – Ancona”. Ma soprattutto, chi “è convinto che Chinaglia non può passare al Frosinone”: un altro paradosso, appunto, perché in quell’anno “Long John” è un fenomeno (pur tuttavia al principio del declino), dopo il trasferimento ai New York Cosmos accanto a personalità quali Pelè e Beckenbauer, mentre il Frosinone milita pallidamente in Serie D. Ma per tratteggiare la storia di Chinaglia, dobbiamo fare qualche passo indietro. Nasce a Carrara nel 1947, in una famiglia che emigra ben presto a Cardiff, in Galles: la squadra locale gli propone solo un provino, e così Giorgio debutta nella rivale Swansea City. Dopo il rientro in Italia, viene acquistato dalla neopromossa Lazio nella stagione 1969 – 1970, sfiorando ma mancando lo Scudetto all’ultima giornata tre anni più tardi. L’attesa è breve, perché il Tricolore arriva l’anno seguente, insieme al suo primato in classifica cannonieri (24 reti). Nella stagione successiva la Lazio chiude al quarto posto, e per un breve tempo Chinaglia sfoggia anche la fascia. Si ha quindi il suo fantomatico trasferimento in America, dove, nell’arco dei nove anni in North American Soccer League, “il Gobbo” vince quattro Soccer Bowl e cinque classifiche marcatori. Dopo il ritiro, intraprende la carriera prima di dirigente e poi di giornalista e commentatore sportivo. Muore sessantacinquenne nel 2012, in Florida.
Al giocatore è dedicato anche il brano “Il Vangelo Secondo Chinaglia” degli Squallor, dall’album “Palle” del 1974. Intemperante, rissoso, polemico e controverso (l’onor di cronaca impone di citare le plurime accuse di riciclaggio in relazione ai titoli della S.S. Lazio), un cecchino dai movimenti sgraziati, eroe politicamente scorretto sia in campo che fuori: il profilo di un personaggio perfettamente calato, a tratti seriamente, a tratti ironicamente, nel contesto di questa critica dolceamara che Rino Gaetano dedica all’italica convenzione sociale del suo tempo.

Scritto da Gemma Bui
Edito da ACF – Arezzo Calcio Femminile
Playlist a cura di Arezzo Che Spacca APS